Il popolo di Bruno Vespa

di Enzo Giuliani

Gli italiani. Popolo di santi, poeti, navigatori e ladri. Dopo tangentopoli, ci siamo inventati che il sistema della corruzione diffusa, degli appalti gonfiati, del parlamento sporco, dei nani e delle ballerine, delle mele marce, dei mariuoli, dei Craxi fosse una capitolo chiuso. Abbiamo creduto che un’ infelice fase della storia italiana si fosse conclusa con l’intervento del pool “mani pulite”, tanto da convincerci che una storia nuova stesse iniziando: quella della seconda Repubblica. Sull’effettività di questa transizione, un po’ cialtronesca e molto italiana, si discute ancora. Alcuni sostengono che la prima Repubblica non si sia mai conclusa perché formalmente non c’è stato un cambiamento costituzionale così significativo da farne nascere una seconda, perché gran parte di quei politici implicati in quel rovinoso sistema hanno fatto presto a riciclarsi e sono ancora seduti in parlamento.

Una parte di questi “negazionisti” sostengono che la seconda repubblica nasce oggi, con la messa fuori gioco temporanea dei politici di razza.

Altri asseriscono che il cambiamento epocale c’è stato. Un passaggio graduale ad una forma di bipolarismo (sempre all’italiana), il cambiamento del linguaggio politico determinato dalla discesa in campo del cavaliere Silvio Berlusconi, l’importazione del modello di partito-azienda, del sondaggio come arma letale, l’ostentazione del corpo politico come simulacro di simulacri, la logica pubblicitaria in campagna elettorale, la campagna elettorale permanente e una generale disinvoltura nel farsi i cazzi propri servendosi del potere parlamentare e non.

Eugenio Scalfari sancisce la nascita della terza Repubblica.

Gli italiani. Popolo di santi, poeti, navigatori, ladri e cialtroni. Ce lo siamo tenuti per 17 anni, questo re dei cialtroni, questo imbonitore di plastica, questo stra-ordinario mediocre. L’abbiamo visto invecchiare nel tentativo di ringiovanire, abbiamo osservato il suo volto prendere le sembianze prima di un Alain Delon della pianura padana, poi di un Citizen Kane alla milanese, per trasformarsi nel Mikey Rourke delle istituzioni. Abbiamo subìto la sua arroganza, le sue offese, le sue gaffes e i suoi cucù internazionali, le sue tirate populistiche, le pesanti prese per il culo della stampa straniera, quei bravi ragazzi dei suoi tirapiedi, i suoi eroi, le sue escort e le sue veline.

Gli italiani. Popolo di santi, poeti, navigatori, ladri, cialtroni e veline. Ci siamo fatti friggere il cervello dai suoi programmi di intrattenimento, dai suoi quiz e giochi a premi, dai suoi Antonii Ricci, dai suoi reality, dalle sue buone domeniche, dai suoi verissimi e pomeriggi 5, dai suoi Sentieri e i suoi Beautiful, dai suoi film in cassetta, dai suoi culi in prima serata, in seconda, in terza e in retromarcia, dalla seduzione delle sue pubblicità e delle sue merci, dall’inseguimento dei warholiani 15 minuti di celebrità, dal suo revivalismo spinto, dalle repliche delle repliche (che diffondono replicanti), dalle sue Barbare D’Urso e Paole Perego, dai suoi Ezii Greggio, i suoi Enzini Iacchetti e le sue veline mute, anche quando parlano.

Gli Italiani. Popolo di santi, poeti, navigatori, ladri, cialtroni, veline e creduloni. Ci siamo fatti travolgere dal vortice della sua propaganda ossessiva e surreale, dal suo Forza Italia (che siamo tantissimi), dalle sue dichiarazioni sempre uguali, le sue smentite e le smentite delle smentite, dai suoi predellini, dai suoi Emilii Fede, dai suoi Liguori, dai suoi Minzolini, dai suoi Giuliani Ferrara, i suoi Vittorii Feltri, i suoi Sallusti e i suoi Belpietri, dai suoi talk shows, dal suo “mi consenta”, dal parlarsi sopra, dai suoi dati manipolati, dai suoi indici di gradimento, dai suoi “meno male che Silvio c’é”, dai suoi ministri Brunetta, La Russa, Calderoli, Castelli, Cicchitto, Alfano, Tremonti, Gasparri, Brambilla, Carfagna, Gelmini, Prestigiacomo; dalla sua crisi che non c’è, poi c’è, poi non c’è di nuovo.

Gli Italiani. Popolo di santi, poeti, navigatori, ladri, cialtroni, veline, creduloni e popolo in crisi. Ci siamo liberati (forse) di questi 17 anni. Ora abbiamo cose più importanti alle quali pensare. C’è il debito pubblico insostenibile, abbiamo una crescita zero, abbiamo lo spread che oscilla intorno ai 500 punti, abbiamo le promesse da mantenere con l’Europa dei Merkozy, dobbiamo rassicurare i mercati, convincere i mercati, ascoltare i mercati, assecondare i mercati, sedurre i mercati, farci guidare dai mercati, cavalcare i mercati.

Gli Italiani. Popolo di santi, poeti, navigatori, ladri, cialtroni, veline, creduloni e popolo in crisi. Popolo di Mario Monti. Popolo di tecnici, tecnocrati, burocrati, professori, economisti, bocconiani. Popolo dell’unica soluzione valida, popolo del “ci salva lui”, popolo della sobrietà, della lealtà, della fedeltà, della competenza, del trolley, delle pensioni, dell’irpef, dell’ici o Imu, del taglio alla sanità, delle privatizzazioni. Popolo che deve presentare la manovra e lo fa a Porta a Porta.

Gli italiani. Popolo dei Gattopardi. Popolo di Bruno Vespa.

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