L’agonia

di Paolo Greci

Che Giorgio Bocca sia morto proprio nel giorno di Natale ha un po’ dell’ironico, quasi come se l’occasione avesse del sacro e del profano insieme. Sono oramai trascorsi dieci giorni e i tempi del giornalismo, notoriamente, sono rapidissimi anche nel celebrare e sotterrare i defunti illustri. Siamo dunque in ritardo, ma non poi così tanto, per una riflessione.

 

Con Bocca, si dice spesso, è morto un pezzo molto importante della resistenza, un pilastro del giornalismo contro le derive fascistoidi. Con lui sta terminando di morire una generazione di partigiani e post-partigiani, con tutto il loro peso storico e con la loro funzione di guardiani sociali. Ma in questo secondo e ultimo decennio di fisiologico rinnovamento la riflessione, a scanso di equivoci, va contestualizzata: i partigiani come Bocca già da tempo erano divenuti fenomeno di nicchia dal peso sociale basso nonché politico quasi ridicolo: feticci svuotati di significato, tenuti sullo scaffale in alto – quello dove non si pulisce perché lo si vede solo dal basso -, indiscutibili in quanto adombrati. In breve, inutili. Giorgio Bocca, e questo si dice meno, era ormai da tempo macchietta di se stesso, un giornalista giornalisticamente deceduto da anni.

 

È morto Giorgio Bocca simbolo e non si può non constatare che con lui e gli altri partigiani morti o in procinto di dipartire stia scomparendo la pesante eredità della cultura anti-fascista, quella su cui molte generazioni di sinistra sono state formate. Eredità pesante nel bene e nel male, solida ma cristallizzata, che da lungo tempo ha smarrito la capacità di leggere la realtà contemporanea. In un’agonia ventennale non ha saputo rispondere alla domanda finale: come eradicare il fascismo dagli italiani? Per questa incapacità, l’anti-fascismo si è condannato ad essere obliato, vaporizzato. Con solo il suo carico di polvere come bagaglio verrà appoggiato vicino ad un cassonetto da delle mani apparentemente gentili, senza rumore. Lo condanna lo scacco del suo pensiero, – del nostro pensiero? – , il dividere il mondo tra fascisti e anti-fascisti, senza tenere conto dell’ambiguità e della caducità dei nomi e delle definizioni.

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