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Quel Viscoso Sentimento

di Paolo Greci

Che la Consulta abbia bocciato i quesiti referendari non deve stupire: non è né la prima né l’ultima volta che ciò accade e che ciò accadrà. Ciò che, ugualmente, non dovrebbe stupire, è la reazione di una parte politica a questa decisione: la Consulta, paladina della giustizia quando cassava le terribili leggi ad personam, viene ora tacciata da parte dei Dipietristi e, in parte, dei Sel, di essere parte di una “deriva antidemocratica”, nella quale mancherebbe solo l’olio di ricino. La decisione frustrerebbe la “straripante domanda di cambiamento”, quasi come se la Consulta si dovesse esprimere non dal punto di vista tecnico ma da quello umano.

Tutto questo, appunto, non deve stupire. Il discorso sul sceverare Berlusconi e il berlusconismo non era mera chiacchiera da bar: l’osannata consulta che diventa improvvisamente organismo politico, piegante la schiena nel fare un “piacere al capo dello Stato” è un pezzo già passato su queste frequenze. La demagogia, quella che ci è stata instillata e installata nel corpo e nella mente insieme -neanche ciò deve stupire -, non ha colore né trasparenza, e lo si nota da quanto essa venga adottata dai movimenti anti-casta: la sua unica proprietà è dunque la viscosità. Il populismo rimane attaccato alle mani come sperma: con esso il solitario pentimento post-masturbazione e il solito proposito di non ricascarci più, per ricascarci giusto l’indomani.

Niente deve dunque stupire di questo discorso: tutto fila, come tutto è filato – secondo una logica salda come l’acciaio, malleabile come il silicio ma viscosa per chi cerca di metterci le mani addosso – negli ultimi vent’anni:  nel desiderio di fare più sporco possibile, aizzando la folla a colpi di rumorosu pollici versi.

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