L’homo novus

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di Mariano Del Giudice

Mario Monti è da qualche settimana il nuovo volto della politica italiana e, insieme al suo esecutivo di tecnocrati, l’immagine della buona politica rinnovata nel nostro Paese. Il suo garbo, la sua pacatezza con l’immagine di compattezza, competenza e credibilità del suo esecutivo hanno senza alcun dubbio segnato uno stacco definitivo dalla politica che era stata condotta fino a un mese fa dal suo predecessore, Silvio Berlusconi. Niente più barzellette, niente più ottimismo, nessun guaio giudiziario nè vallette per allietargli il dopo-lavoro.

L’ homo novus che ci troviamo davanti in realtà è un calcolatore. Ha esposto, con un’accelerazione sui tempi di marcia previsti, la sua manovra in un pomeriggio domenicale dove buona parte degli interlocutori politici, sindacali e sociali avrebbero avuto poco spazio per contrastarlo e per ottimizzare gli effetti della sua manovra alla riapertura dei mercati il lunedì mattina. A ciò va aggiunto che oggi e domani si terrà il vertice europeo e si è voluto porre nelle migliori condizioni negoziali con duo Merkel-Sarkozy. Mario Monti, grande calcolatore.

Purtroppo anche lui è cascato, come molti dei suoi predecessori, nella trappola del salotto televisivo andando a Porta a Porta a presentare il suo pacchetto anti-crisi. Un salotto che ha come maggiordomo Bruno Vespa, presentatore che con molta sagacia è stato definito “il camerlengo” da Francesco Merlo per la sua naturale predisposizione a sostenere i vari potenti che si succedono nel tempo. In poco meno di mezzora il nostro Vespa è riuscito a far cambiare il metodo di comunicazione che aveva contraddistinto la partenza del nuovo esecutivo col suo atteggiamento democristiano  e ruffiano. Mai quesiti volti a scovare la natura drammatica della manovra, lingua sempre a freno per non disturbare l’ennesimo premier che si è seduto sulle sue poltrone, sempre più interessato a quello che è il lato leggero della vita pubblica di una Nazione. Monti, che aveva parlato più ampiamente della manovra nella precedente conferenza stampa è caduto in modo malinconico nella trappola del salotto televisivo, quello che più volte è stata definito “la terza camera”. Il tecnico è sembrato trasformarsi in politico.

Forse pure questo era calcolato. Mario Monti, premier.

Ottimo calcolatore.

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Monti e le sue maschere

di Paolo Greci 

È il contenitore di simboli più in voga del momento tra i giornali italiani: Mario Monti è la nuova e fortunata (re)incarnazione di figure disparatissime: premier; uomo navigato con il piglio dell’egalitarismo sociale; massone; homo novus della scena politica italiana con compito di salvare la società dalla disfatta – al pari della nazionale di calcio negli anni pari -; illustrissimo sconosciuto; rappresentante dei poteri forti, molto forti e fortissimi; tecnocrate-tiranno mandato dalla BCE per punirci e così redimerci, professore con autorità e spazio di manovra non concesso ai normali politici; appunto Professore, per giunta “secchione”, e dunque lontano dalla percezione delle masse; freddo burocrate non eletto dal popolo, necessario e sopportato a denti stretti ma ugualmente sopportato da tutti – quelli di prima compresi, almeno sino alla Vicenza pseudo-basca – perché quello di prima era molto peggio. Un po’ Pericle e un po’ Pisistrato, Mario Monti è ormai più emblema che essere umano, spersonalizzato nella sua natura, maschera bianca celebrata non tanto per il suo merito ma per contrapposizione ad una saturazione cromatica evidentemente durata troppo.

Autorevole e parco di parole come uno spirito indiano, al pari dell’oracolo in Delfi non dice né nasconde: accenna. Capace di leggere nei segni che la divinità mercantile ci manifesta, è stato investito del ruolo di sciamano, ultima ratio dei nostri parlamentari: dove si ferma il razionale nasce il bisogno di un pastore luterano, un prete da vecchio testamento: è suo il compito di valutare, spiegare e porre rimedio all’ira della Dea Finanza, al cataclisma economico, agli spiriti della Borsa.

Nominato in terra italiana nazareno dell’anno 2011/12, Mario Monti gioca la sua battaglia per la tangibilità in due soli giorni: lunedì alla Camera e martedì a “Porta a Porta”. Si muoverà sul filo, nel tentativo di palesarsi come essere palpabile: cercherà di auto-definirsi, di darsi dei contorni, di farsi “vivo”. Compiuto questo passo ne verrà uno più difficile: non sprofondare nell’eretismo. Il Dio a cui crede il popolo è diverso dal suo. E non tutti ricordano che tra i ventinove condannati per stregoneria nei processi di Salem del 1692 c’era anche un reverendo.